Progetti di ricerca

LA SCUOLA ITALIANA AFFRONTA LA PROBLEMATICA DEI BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (BES): RISPOSTE ISTITUZIONALI, ATTEGGIAMENTI PROFESSIONALI, PROSPETTIVE ADOTTABILI

Tipologia finanziamento Istituzionale

Ambito disciplinare Pedagogia

Ente Finanziatore ATENEO - Attività di Ricerca Istituzionali (EX 60%)

Data avvio: 30 September 2013

Data termine: 30 September 2016

Durata:

Abstract:

Il mondo della scuola, le associazioni di famiglie, la comunità scientifica della pedagogia e didattica speciale hanno avuto in questi mesi stimolanti argomenti di confronto, in seguito all’emanazione di nuove disposizioni di tutela degli allievi con Bisogni Educativi Speciali (BES). Parliamo della direttiva e della circolare applicativa del Ministero dell’Istruzione, aventi come oggetto “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica” (Pavone 2013).
La scelta del MIUR ha voluto dare visibilità a una popolazione scolastica sommersa, con difficoltà di apprendimento e con svantaggi connessi a fattori personali e contestuali di diversa natura, comunque esposti al rischio di insuccesso formativo; una popolazione di alunni non esigua benché una realtà “altra” rispetto a quella degli studenti con disabilità. Il MIUR ha cominciato a imboccare questa direzione con le norme di tutela a favore degli alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA; Legge n. 170 dell’ottobre 2010 e norme applicative), salutata come una normativa in grado di dare risposte alle difficoltà incontrate da molti alunni nel loro percorso di istruzione, eppure non esente da criticità e reazioni contrastanti. Il dibattito nazionale che si è aperto in merito alle disposizioni ministeriali emanate sui BES (bisogni educativi speciali) nasce tuttavia dalla necessità di meglio focalizzare in termini scientifici, ma anche più largamente culturali, l’oggetto ancor prima che gli scopi degli interventi di politica educativa e delle azioni pedagogico didattiche correlate. Il nesso tra bisogni educativi speciali, pedagogia e didattica speciale e educazione inclusiva (con la correlata inclusione scolastica e sociale) non è così evidente e univoco come sembra e necessita di essere ulteriormente indagato e definito, per poter offrire strumenti di interpretazione e azione educativa davvero efficaci, non demagogici e soprattutto non contraddittori rispetto alle conquiste di integrazione già sedimentate.
Il riconoscimento della categoria dei BES/SEN (Special Educational Needs) nell’universo scolastico ha radici storiche lontane: risale alla fine degli anni Settanta del secolo scorso in particolare a partire dalla pubblicazione del cosiddetto Rapporto Warnock “Special Educational Needs. Report of the Committee of Enquiry into the Education of Handicapped Children and Young People”, (1978). Questo costrutto socio-psico-pedagogico viene introdotto per abolire il termine “handicap” e per sottolineare la necessità di cambiamento nel sistema educativo e riconoscendo il bisogno di un rinnovamento in ambito pedagogico e didattico.
Negli ultimi anni si è assistito ad uno spostamento di prospettiva nel considerare la natura, i fattori e le componenti del funzionamento umano e della salute. Il paradigma bio-medico, di cui la stessa I.C.F. (International Classification of Functiong – WHO, 2001) palesa ampiamente i limiti, si basa su una lettura del deficit come caratteristica individuale, attribuibile e definibile in termini che attribuisce il deficit all’individuo, mentre il modello sociale interpreta la disabilità e/o il disturbo come il prodotto di una interazione fallimentare tra le caratteristiche funzionali della persona e le attese proprie del contesto in cui vive. Seguendo questa prospettiva, la proposta dell’Index for inclusion (Booth & Ainscow, 2002) è radicale e si indirizza al superamento del concetto di bisogni educativi speciali, in quanto questi ultimi si inseriscono in un quadro di riferimento che continua a considerare la disabilità come problema del singolo, e propone di sostituirlo con quello di ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione, identificandoli con le situazioni che risultano maggiormente adatte per molti individui e non per altri, all’interno di un aprioristico e rassicurante criterio di normalità.
Attraverso la pubblicazione di vari documenti e dichiarazioni internazionali, già all’inizio del 2000, l’UNESCO raccomandava di sostituire la dizione Bisogni Educativi Speciali con Educazione per tutti (Education for all). La prospettiva adottata presuppone un rovesciamento concettuale, ma anche una agenda di azioni prioritarie sostanzialmente differenti, anche in termini di dispositivi formativi del personale e di contesti e strumenti didattici di supporto. Il tema è estremamente complesso e apre nuove prospettive di ricerca. Sicuramente l’introduzione della tematica dei BES nella scuola italiana, non accompagnata da una riflessione teorica e pragmatica sufficientemente approfondita, rischia di produrre smarrimento anziché favorire i processi inclusivi che ne animano le intenzioni. In Italia la questione dei BES tradotta in termini istituzionali oltre che didattici, non permette di intravedere ancora soluzioni facili e immediate a problemi quali la certificazione del deficit, l’organizzazione dei sostegni scolastici ed educativi, alla reale tutela dei bambini e dei giovani in situazioni sociali svantaggiate.
Se di fronte alle questioni connesse al diritto alla differenza individuale e al medesimo tempo alla partecipazione in società eque, giuste e inclusive le soluzioni facili sembrano mancare, ciò che invece emerge con evidenza è il rischio che comporta l’introduzione di una nuova categoria che va ad aggiungersi ad altre categorie già “riconosciute” (DSA, disabili, DHD ecc). Distinguere non è sinonimo di separare e di escludere, ma di fatto questo è il rischio cui va incontro la prospettiva dei BES , rispetto cui il gruppo di ricerca intende esplorare possibili risposte teoriche e operative. Le “conseguenze non volute” delle teorie si possono manifestare non solo su un piano epistemologico e ontologico, ma anche esperienziale e sociale. Cercare di anticiparle e comprenderle, in un momento di crisi globale come quello che le nostre società “avanzate” stanno attraversando, appare necessario, specie laddove sono in gioco nozioni cruciali come quello di differenza, in grado di incidere sulla costruzione stessa di nuovi modelli di sviluppo umano.
Il progetto di ricerca è quello di indagare le risposte istituzionali della scuola, gli atteggiamenti del corpo docente e le prospettive adottate e adottabili rispetto alla tematica dei Bisogni Educativi Speciali.
La struttura della ricerca esplorativa che intendiamo condurre prevede alcune fasi di attuazione.
FASE 1: prima ricognizione approfondita della letteratura sui BES/SEN a livello internazionale con l’individuazione di modelli alternativi e approcci adottati sul piano istituzionale e operativo, in una prospettiva comparativa.
FASE 2: rilevazione “bottom up” delle risposte attuate dalla scuola in merito all’introduzione della tematica dei BES, analizzando non solo le reazioni diffuse nel corpo docente, ma anche delle famiglie e, laddove possibile, degli stessi alunni. In questa fase sarà privilegiata una metodologia quantitativa con l’uso di questionari.
FASE 3: analisi dei dati raccolti e predisposizione di risultati adatti alla discussione in focus group.
FASE 4: analisi qualitativa dei focus group ed individuazione di nuclei tematici controversi da analizzare con testimoni privilegiati in interviste.
FASE 5: Condivisione dei risultati della ricerca esplorativa e restituzione anche ai partecipanti alla ricerca, secondo modalità che verranno individuate in itinere.
POPOLAZIONE: la popolazione indagata sarà inizialmente quella territorialmente coinvolta nelle attività di tirocinio connesse al corso di studio in Scienze della Formazione Primaria, ma anche dei TFA attivati in sede di Ateneo padovano. In particolare si intende coinvolgere i mentori oltre che i dirigenti referenti e, attraverso le associazioni delle famiglie, raggiungere anche genitori e alunni in qualità di testimoni privilegiati.