Progetti di ricerca

P.I.P.P.I. Programma di Intervento Per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione - Seconda fase di Implementazione

Tipologia finanziamento Istituzionale

Ambito disciplinare Pedagogia

Ente Finanziatore ATENEO - Attività di Ricerca Istituzionali (EX 60%)

Data avvio: 30 September 2013

Data termine: 30 September 2016

Durata:

Abstract:

Finalità e motivazioni
A partire da gennaio 2011, attraverso un partenariato tra la Direzione Generale per l'Inclusione e i Diritti Sociali del Ministero del Lavoro delle Politiche Sociali, il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell’Università di Padova e 10 città Riservatarie (Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Torino, Venezia) del fondo della L.285/1997, si è avviata l'implementazione di un Programma di intervento intensivo rivolto a nuclei familiari con figli da 0 a 11 anni a rischio di allontanamento denominato P.I.P.P.I. Tale programma si propone la finalità di individuare, sperimentare, monitorare, valutare e codificare un approccio intensivo, continuo, flessibile, ma allo stesso tempo strutturato, di presa in carico del nucleo familiare, capace di ridurre significativamente i rischi di allontanamento del bambino o del ragazzo dalla famiglia di origine e/o di rendere l’allontanamento, quando necessario, un’azione fortemente limitata nel tempo facilitando i processi di riunificazione familiare.
I risultati dei primi due anni di sperimentazione sono stati positivi, sia rispetto alla registrazione dei miglioramenti delle famiglie, sia rispetto al percorso di rinnovamento delle pratiche intrapreso dai professionisti coinvolti. La proposta di ricerca è specificatamente a consolidare e ampliare l'implementazione di P.I.P.P.I nelle 9 città che hanno aderito alla continuazione (tutte, esclusa Napoli, per difficoltà istituzionali), coinvolgendo nuovi ambiti territoriali all'interno delle città per gli anni 2013-2014. Ogni città ha già espresso l'impegno ad assumere l'onere dei costi relativi ai carichi lavorativi dei professionisti che saranno coinvolti.
La seconda implementazione di P.I.P.P.I. si innesta nell'esperienza già avviata nel 2011 con l'implementazione nazionale, la quale assume la fisionomia di una ricerca-intervento partecipata fondata sulla partecipazione congiunta di professionisti dei servizi e di un'èquipe di ricercatori, che si sperimentano in una relazione di partenariato ossia di fattiva collaborazione basata sulla riflessività e la condivisione dei rispettivi saperi in vista della costruzione partecipata di un nuovo “sapere dell'azione” (Mortari, 2009), mira ad assicurare un rigoroso sviluppo della ricerca.
Trattasi, dunque, di sperimentare un protocollo d'intervento innovativo che miri a costruire una soluzione ai tanti problemi delle famiglie vulnerabili proponendo, in alternativa all’allontanamento del bambino, un intervento integrato, che permetta a tali famiglie di risolvere progressivamente i loro problemi, assumersi le proprie responsabilità, migliorare le competenze genitoriali, rafforzare le proprie reti di sostegno formale e informale, nella prospettiva della family reunification (Canali et al 2001, Maluccio et al. 2001).
Tale protocollo è stato sviluppato all'interno della cornice degli studi internazionali relativi alla valutazione di esito con il fine di promuovere una pratica della valutazione che renda gli operatori protagonisti dei processi di valutazione dei loro interventi e capaci di valutarne l'efficacia giungendo a introdurre stabilmente la pratica della valutazione nell'agire sociale.
Queste azioni sono tanto più importanti oggi in un momento storico in cui il sistema di Welfare è confrontato con importanti e continui tagli della spesa e in cui, conseguentemente, il sistema stesso deve riuscire a mettere in atto interventi sempre più sostenibili non solo in ordine al benessere delle famiglie ma anche dal punto di vista economico.
L'approccio ecosistemico adottato tiene conto del sistema familiare, della rete sociale, della scuola frequentata dai bambini, dell’ambiente in generale, delle esigenze e della dimensione intrapsichica di ciascun membro della famiglia.
Il programma dimostra la sua pertinenza sociale nel rispondere alle esigenze di ripensamento delle pratiche di intervento con le famiglie e i bambini, supportando gli operatori nel rendere visibili e intelligibili processi che altrimenti rischiano di non essere compresi dalla società civile, e a volte sono fortemente criticati, se non addirittura squalificati (si veda Panorama, n. 47 del 2009, che equipara gli allontanamenti a "sequestri di stato").

Obiettivi
L’obiettivo primario del Programma è diminuire il tasso, attualmente in costante aumento, di residenzialità esterne dei bambini dalla famiglia di origine, attraverso un approccio innovativo che renda possibile l'attivazione di processi efficaci di miglioramento del benessere delle relazioni tra il bambino e la sua famiglia.
Per raggiungere tale obiettivo sarà necessario lavorare, come obiettivo secondario, alla formazione negli operatori coinvolti di competenze specifiche finalizzate alla costruzione di modalità innovative di presa in carico dei bambini e delle famiglie vulnerabili per il rafforzamento delle competenze educative dei genitori, anche attraverso la promozione di reti di sostegno formale e informale.
Parallelamente a tali azioni, il gruppo di ricerca si propone anche di verificare se le metodologie introdotte con la sperimentazione siano in grado di migliorare il senso di auto-efficacia degli operatori sociali.

Metodologia e strumenti
Il programma è costruito in modo tale da riconoscere all’interno dei metodi utilizzati una latenza formativa (Bove 2009) finalizzata a sviluppare conoscenza pratica condivisa tra operatori e ricercatori. Esso si realizza come processo partecipato, che intreccia azione e riflessione, teoria e pratica, con l'intento di trovare soluzioni in grado di migliorare la pratica professionale.
Data la complessità del progetto, ci si orienta verso un pluralismo metodologico, con l’utilizzo di fonti molteplici e metodologie miste.
In particolare i dati riguardanti i cambiamenti prodotti dal programma per le situazioni delle famiglie saranno raccolti e analizzati attraverso la compilazione della scheda RPM – Rilevazione, Progettazione, Monitoraggio. Lo strumento è già in uso nel progetto di Ricerca di Ateneo "A cosa serve allontanare i bambini" per la realizzazione dei Progetti Quadro previsti dalla normativa regionale (Linee Guida 2008) ed è disponibile in formato elettronico online sul server dell'Università di Padova, grazie a una collaborazione intrapreso con il Centro di Calcolo di Ateneo. La scheda RPM è una rielaborazione del Common Assessment Framework inglese (HM Government 2006, 2009) e è utile per supportare i professionisti nell’identificazione dei bisogni e nella progettazione di risposte pertinenti. La scheda sarà utilizzata dai professionisti in due momenti temporali differenti (all’inizio - T0, alla fine - T2) in modo tale da rendere possibile il confronto tra valutazioni iniziali e risultati raggiunti.
Inoltre, i cambiamenti delle famiglie saranno monitorati anche attraverso l'uso di strumenti standardizzati:
Invece, i dati riguardanti i cambiamenti delle pratiche messe in atto dagli operatori saranno raccolti e analizzati attraverso i seguenti strumenti:
- trascrizioni degli incontri di formazione e monitoraggio con gli operatori sociali;
- interviste con gli operatori sociali al termine del programma;
- documenti e strumenti di intervento utilizzati dagli operatori per favorire la ri-qualificazione delle competenze parentali (tra gli strumenti sarà proposto il kit “Sostenere la genitorialità” (Milani, Serbati, Ius, 2011).

Soggetti partecipanti
- 45 ambiti territoriali delle 9 città formate da psicologi, educatori, assistenti sociali, neuropsichiatri infantili per ogni realtà cittadina coinvolta
- 130 famiglie a rischio medio/alto, già in carico ai servizi e con figli da 0 a 11 anni.