Progetti di ricerca

Il nesso tra ethos e natura nel pensiero della modernità: da Francis Bacon all'età hegeliana

Ambito disciplinare Filosofia

Tipologia finanziamento Istituzionale

Ente Finanziatore ATENEO - Attività di Ricerca Istituzionali (EX 60%)

Data avvio: 30 September 2013

Data termine: 30 September 2016

Durata:

Abstract:

Il presente progetto di ricerca intende richiamare l’attenzione degli studi di filosofia morale sul significato che il riferimento alla dimensione della natura può rivestire per l’intera dimensione pratica. Si tratta pertanto di evidenziare la rilevanza teorica delle problematiche relative alle distinzioni e connessioni di tipo metaetico fra ambito dell’ethos e ambito della natura; ma la discussione sul piano teorico-metodologico, per assumere un carattere di concretezza, sollecita a sua volta una riconsiderazione storica, per individuare quali modelli storici possono condizionare le proposte a livello metaetico. E’ necessario pertanto verificare fino a che punto la ragione pratica riesca a padroneggiare una natura riconosciuta nella sua autonomia. Dall’altro lato l’etica deve poter configurare essa stessa una natura, che può allora essere intrinsecamente altra rispetto a quella definita dalle scienze. In relazione a questi problemi non può essere ignorato che la piena modernità si presenta come il momento in cui si produce una mutazione epistemologica, che spinge a ripensare il senso della nozione di eticità, così come essa emerge dal suo confronto per differenza con la natura, la quale le si affianca come altro, essenziale tuttavia alla sua stessa definizione. L’approccio baconiano all’etica, di impronta naturalistica, sviluppa e rielabora spunti di ascendenza aristotelica, tra i quali spiccano per la loro importanza i concetti di “prudenza”, di “abito”, di “virtù”, di “giustizia”, di “medietà”. Nell’elaborazione baconiana, tali nozioni si innestano tuttavia all’interno di un quadro moderno di riflessione in cui la tradizione aristotelica è, per lo più, oggetto di critica, presa di distanza e in cui non mancano di assumere valore il ruolo del linguaggio da un lato e della socialità dall’altro. L’apparato concettuale di riferimento a questo riguardo richiede pertanto di venir precisato: se le ascendenze aristoteliche vi appaiono indubbie, vanno nondimeno illustrati nello specifico gli apporti tanto della semiotica stoica quanto delle etiche ellenistiche, in particolare della tradizione epicurea. La delineazione di questo quadro è in grado di gettar luce non solo sulle fonti baconiane relativamente al discorso etico, ma anche sulla modalità ermeneutica messa in opera dal filosofo e intende, tra l’altro, individuare le edizioni, le traduzioni e i commenti alle opere aristoteliche di cui Francis Bacon dovette servirsi. L’obiettivo a cui la presente ricerca mira si dimostra tuttavia funzionale soprattutto a cogliere nella riflessione baconiana una forma di “etica della ricerca scientifica” in cui il confronto con il pensiero aristotelico finisce per valorizzare le prese di distanza e i motivi dell’originalità baconiana, ove la contemplazione quale momento più elevato in cui la natura umana trova la propria compiuta realizzazione viene ad essere sostituita dalla indagine scientifica sulla natura (filosofia naturale). Lo statuto di tale etica, formulata alla luce dell’azione dell’uomo sulla natura, si rivela tuttavia problematico e non privo di ambiguità, in particolare qualora se ne valutino le incidenze e le aporie sul piano della filosofia della storia e negli esiti della filosofia politica. Il pensiero baconiano costituisce, come è noto, un’importante fonte di riflessione per Giambattista Vico. Una rilettura della Scienza nuova di Vico nell'ottica della presente ricerca appare giustificata anzitutto con riferimento alla distinzione fra natura primitiva e natura civile, come aspetto identificativo dello sviluppo storico che è alla base dello stesso diritto naturale. Nel quadro della filosofia vichiana la nozione di “natura” si presenta nel suo aspetto genetico, dinamico e processuale. Ciò comporta che la natura umana venga colta secondo il carattere della mutabilità radicato nella dimensione storica. Di qui discende da un lato l’idea evolutiva della natura umana in relazione alle diverse epoche storiche e dall’altro la corrispondente evoluzione diacronica nei costumi che dalla natura umana derivano e che vanno di pari passo con il mutare di essa. La posizione di Vico, pur critica verso le opere di Grozio, Pufendorf e Selden, costituisce ancora nella seconda metà del '700 un punto di vista apprezzabile per gli intellettuali che, attraverso il richiamo ai principi esposti nella Scienza nuova, criticano il concetto di uguaglianza elaborato da Rousseau. Al filosofo ginevrino infatti non appaiono più percorribili, né la posizione vichiana, fautrice di un condiviso dinamismo evolutivo che coinvolge tanto la natura quanto i costumi dell’uomo, tantomeno la posizione baconiana, in cui i costumi vanno a innestarsi sulla natura umana e valgono a migliorarla e ad elevarla. Il paradigma che Rousseau delinea nel Discorso sull’origine della disuguaglianza è piuttosto segnato dallo schema degenerativo in cui i costumi corrompono l’originaria natura buona dell’uomo. L’età hegeliana è stata identificata da un lato come espressione di una esperienza storico-culturale delimitante i margini di una frattura rivoluzionaria (Löwith); dall’altro lato il concetto hegeliano della modernità è stato presentato come il necessario banco di prova nei confronti delle pretese di tutti coloro che svolgono analisi in base a premesse diverse (Habermas). La concezione hegeliana della natura come "altro dallo spirito" merita di essere analizzata pertanto non solo nel suo aspetto teorico-sistematico, ma anche per le sue implicazioni nella sfera pratica. Diventa fondamentale a questo punto il concetto di "seconda natura", con cui Hegel definisce l’intera sfera della eticità.