Progetti di ricerca

Le misure alternative alla pena detentiva. Aspettative, interazioni, esiti.

Tipologia finanziamento Istituzionale

Ambito disciplinare Sociologia

Ente Finanziatore ATENEO - Attività di Ricerca Istituzionali (EX 60%)

Data avvio: 30 September 2013

Data termine: 30 September 2016

Durata:

Abstract:

Stato dell'arte. Le misure alternative alla detenzione, da quando sono state introdotte dall'ordinamento penitenziario del 1975, sono state sempre al centro di contrapposte tendenze e corrispondenti retoriche: Da un lato prospettate come strumenti privilegiati delle risorse trattamentali, proiettate verso il reinserimento sociale del condannato. Dall'altro paventate e agitate come un pericolo lassista e rinunciatario nella lotta alla criminalità, fattore determinante di elevati livelli di insicurezza e di allarme sociale. Questa ambivalenza ha dato luogo a fasi alterne, di volta in volta riformatrici e restrittive, in rapida successione. A tale quadro di sfondo si sono associati diversi aspetti: la scarsa incisività delle misure alternative sull'andamento sempre crescente delle detenzioni; il sempre meno frequente ricorso alle stesse da parte della magistratura dell'esecuzione; la funzionalità sostanzialmente disciplinare delle stesse, la tendenza ad attribuirle in base a presupposti di fatto, che ben poco a vedere con gli elementi costitutivi del reato e della responsabilità penale. Le ricerche sul campo hanno messo in luce i criteri di selettività nell'attribuzione delle misure alternative, nonché le tendenze restrittive nella loro applicazione, quale contrappeso di politica criminale ad una loro maggiore concedibilità introdotta dai presupposti normativi; dall'altro per contro si è dimostrato come l'espiazione della pena in regime di alternatività determini un crollo della recidiva rispetto a chi soffre l'intera sanzione in stato di detenzione. Nonostante tali evidenze l'estensione nell'applicazione delle misure alternative registra fasi alterne, tali per cui , se a volte esse rappresentano, in un clima di apertura e di più evidenti orientamenti riformatori una decisa estensione dell'intervento punitivo, tramite l'allargamento dell'area penale esterna, d'altro lato un indurimento delle tendenze punitive può paradossalmente tradursi in una restrizione dell'area dell'intervento penale, come effetto della saturazione della recettività delle carceri e della restrittività nella concessione dei benefici.

Oggetto e scopo della ricerca. A fronte di un quadro così contraddittorio e ambivalente si ritiene di cruciale importanza analizzare l'andamento delle concessioni delle misure alternative ponendolo in relazione con una serie di variabili che possono influenzarne l'applicabilità. Si tratta in primis di ricostruire , attraverso l'elaborazione di alcuni indicatori, l'effettivo andamento della cocessione, disaggregata par tipo di beneficio e stratificata sul territorio nazionale, a partire dalla legge Gozzini in poi (1986. il trend così ricostruito verrà messo a confronto con alcune variabili: legislazione penitenziaria, orientamento politico dei governi, eventi rilevanti nella comunicazione e nelle retoriche in tema di sicurezza, numero di detenuti, severità delle pene e orientamenti giurisprudenziali,severità delle conanne, tassi di sovraffollamento carcerario, investimenti in servizi territoriali e progetti di reinserimento, attività del terzo settor, ecc... Scopo delle ricerca è di verificare quanto l'andamento della concessione dei benefici possa essere influenzato più da fattori di ordine funzionale, strumentale e comunicativo, che da un'attenta considerazione dei diritti, delle disposizioni normative e dei possibili esiti.

metodologia e strumenti. Costruzione di indicatori, ricostruzione di serie annuali, analisi di normativa, analisi testuali di sentenze, analisi di sentencing, analisi comparativa di diverse situazioni significative, interviste a testimoni privilegiati, elaborazione analisi e presentazione dati.