Progetti di ricerca

La fiducia dei bambini. La costruzione delle relazioni fiduciarie tra pari e in famiglia

Tipologia finanziamento Istituzionale

Ambito disciplinare Sociologia

Ente Finanziatore ATENEO - Attività di Ricerca Istituzionali (EX 60%)

Data avvio: 30 September 2013

Data termine: 30 September 2016

Durata:

Abstract:

La prospettiva interpretativa La nuova sociologia dell’infanzia non ha dedicato fino ad oggi particolare attenzione ai processi di costruzione delle relazioni fiduciarie tra bambini e tra bambini e adulti. Eppure una delle consapevolezze chiave su cui questa si è nel tempo costruita è il riconoscimento dei bambini come soggetti che hanno una propria agency, un proprio agire riflessivo e un proprio senso morale che orienta le scelte all’interno di varie possibilità e alternative, socialmente costruite (James, Jenks, Prout 1998; Belloni 2006; Corsaro 1997; James, Prout 1997; Hengst, Zeiher 2004; Belotti 2010). Il riconoscimento che anche i bambini hanno una propria agency non può essere disgiunto dal fatto che il suo esercizio, la sua intensità e dispiegamento si attuano all’interno delle strutture di potere che caratterizzano tutte le interazioni e le relazioni sociali tra generazioni. In modo particolare per i bambini, inseriti a pieno titolo in quello che è stato definito come “ordine generazionale”, cioè le relazioni di potere che fanno sì che siano gli adulti a compiere scelte per i bambini, in virtù del processo di crescita delle competenze e abilità sociali che caratterizza in modo sostanziale le prime fasi del corso di vita. Un compito che ha un’influenza diretta sulle capacità dei bambini di esercizio della propria agency, perché lo specifico esercizio adulto dell’ordine generazionale può al contempo limitarla, ma anche promuoverla. Il riconoscimento dell’agency dei bambini all’interno di un contesto di potere generazionale si affianca a un altro elemento costitutivo di questa nostra prospettiva interpretativa che è quello di “riproduzione interpretativa” (Corsaro 1997), cioè la capacità dei bambini di partecipare alla struttura dell’interazione tra pari e con gli adulti e di produrre, attraverso questa, nuovi significati e contributi che concorrono al cambiamento sociale e di nuovo alla costruzione dell’adultità. Non esiste infatti infanzia senza adultità, bambini senza adulti, capacità di agency senza restrizioni e promozione o negoziazione di quello che è possibile oppure lecito poter fare da bambini e da adulti. Per questo, infanzia e adultità sono sì dimensioni differenti del vivere sociale, ma non separate: nel mentre si costruisce l’una si co-costruisce l’altra e viceversa. Le esperienze e le pratiche che caratterizzano la quotidianità di bambini e adulti si fondano sulla continua costruzione e ricostruzione di relazioni fiduciarie e di sfiducia tra soggetti che danno luogo a routine, regole e linguaggi condivisi soprattutto tra i pari, ma anche tra bambini e adulti. Tradizionalmente queste relazioni sono state viste come ancillari alla costruzione della cosiddetta responsabilità genitoriale, come se questa dipendesse esclusivamente dall’agency dei genitori adulti e non dalle interazioni tra i genitori stessi e i figli piccoli e quindi dall’agency dei bambini (Pocar, Ronfani 2008; Ronfani 2010). Domande, obiettivi, campo e metodi di ricerca I processi di costruzione delle relazioni fiduciarie, qui intesa in una delle due accezioni proposte da Giddens (1993) cioè quella riferita alle relazioni interpersonali, costituiscono il tema principale di questa ricerca. Come si costruiscono e come vengono messe alla prova delle pratiche della quotidianità le relazioni di fiducia tra bambini, tra bambini e genitori e più in generale tra bambini e adulti? Come, dove, con chi, in che forme, con quali esiti viene compiuto questo lavoro di sperimentazione quotidiana? La questione non riguarda solo la fiducia, ma anche ciò che la distrugge e crea sfiducia, un tema questo piuttosto trascurato (Mutti 2006). Si pensi ad esempio a fenomeni quali il bullismo, la stigmatizzazione la vulnerabilità emotiva, forme di violenza e prevaricazione. Si tratta di iniziare a riflettere in maniera più approfondita di quanto non si sia fatto sino a ora quando nell’interazione con l'altro possano nascere pratiche di sfiducia, risentimento, paura e quando invece esse siano occasione di apprendimento di un sapere preliminare alla fiducia, nella reciprocità e nella cooperazione (Turnaturi 2011). In altre parole si tratta di comprendere attraverso il prisma della fiducia o sfiducia come si realizzino forme di prevaricazione e vittimizzazione a fronte di forme di resilienza, coraggio e affidamento. A partire da queste domande, la ricerca mira nello specifico ad osservare attraverso una metodologia qualitativa i processi di creazione di fiducia e sfiducia, cooperazione e conflitto nelle relazioni tra bambini e tra bambini e adulti. La ricerca si svolgerà in un contesto interattivo di “confine” in cui, prevedibilmente, tutte le relazioni fiduciarie vengono messe alla prova, spesso azzerate e suscettibili di nuove formulazioni. Si tratta dei contesti di accoglienza di bambini allontanati dalla propria famiglia in grave difficoltà e individuabili nelle famiglie affidatarie e nelle comunità familiari ed educative (Belotti 2012a; Belotti 2012b). Contesti in cui la costruzione della fiducia avviene a partire da situazioni di disagio e di famiglie in difficoltà con relazioni caratterizzate nello specifico dalla rottura del rapporto fiduciario e dalla possibile creazione di nuovi legami affettivi di riferimento. Nel complesso, dovendo esplorare un campo per molti versi ancora inesplorato, soprattutto per quanto riguarda i processi e le pratiche di creazione di fiducia e sfiducia nell’infanzia, nella ricerca verranno adottati metodi di tipo qualitativo. Nella fase precedente all’accesso al campo si realizzerà una ricerca bibliografica da svolgersi su monografie e articoli scritti in lingua inglese e in lingua italiana. Nella ricerca saranno coinvolte cinque famiglie affidatarie e cinque comunità di accoglienza presenti nel medesimo territorio provinciale in modo tale da essere caratterizzate dallo stesso sistema di welfare. Con i bambini e i ragazzi accolti saranno svolti sia interviste individuali in profondità sia focus group utili a mettere a confronto le diverse esperienze e a far emergere le pratiche che promuovono la creazione di fiducia e di sfiducia. Contemporaneamente si svolgeranno dei focus group con gli operatori dell’accoglienza: affidatari, educatori delle comunità, operatori dei servizi sociali pubblici. I risultati conseguiti in questa ricerca costituiranno dei termini di riferimento per la realizzazione di seminari e attività formative rivolte in modo particolare agli operatori dei servizi di accoglienza dei bambini in difficoltà appartenenti sia ai servizi sociali pubblici che del privato sociale.