Progetti di ricerca

Dibattito regolamentato: formazione dei giudici e valutazione dell'esito

Ambito disciplinare Filosofia

Tipologia finanziamento Istituzionale

Ente Finanziatore ATENEO - Attività di Ricerca Istituzionali (EX 60%)

Data avvio: 30 September 2013

Data termine: 30 September 2016

Durata:

Abstract:

Come valutare l’esito di un dibattito e, più precisamente, come stabilire chi ha vinto e chi ha perso in una discussione soprattutto se polemica e non regolamentata? La valutazione è quantomai problematica perché i due criteri di valutazione, quello che riguarda il contenuto (quale tesi esce rafforzata?) e quello che riguarda i disputanti (chi ha dibattuto meglio, con maggiore abilità e capacità?) sono scindibili: per dirla con Montaigne, «quando ottenete la vittoria per merito del vostro argomento, è la verità che vince; quando…per merito dell’ordine e dell’esposizione, siete voi che vincete». La questione è ulteriormente complicata dal fatto che, oltre a discutere su una questione e fra controparti, lo si fa per persuadere qualcuno. A seconda dell’elemento che in quel particolare tipo di scambio viene privilegiato cambia anche il criterio in base a cui assegnare la palma della vittoria. Pertanto, poiché in un dibattito vi sono tre componenti fondamentali (tesi, fautori e destinatari), almeno tre saranno gli oggetti e quindi i criteri primari di valutazione: 1. la forza della tesi sostenuta, vale a dire l’integrità dell’edificio teorico; 2. la forza combattiva, vale a dire la capacità di tenere testa, difensivamente od offensivamente, alla controparte; 3. la forza di persuasione, vale a dire l’effetto sull’uditorio, che può essere la pubblica opinione, gli elettori oppure il giudice arbitro. Ciascuno di questi elementi di giudizio sarà preminente a seconda del tipo di dibattito in corso e a seconda del tipo di uditorio coinvolto. È importante in particolare focalizzare bene quest’ultimo elemento, ossia il tipo di uditorio prevalente con cui si ha a che fare e trattarlo di conseguenza, a seconda che sia favorevole od ostile, indeciso o refrattario. Con un pubblico simpatetico si possono fare meraviglie: scaricare ogni incombenza probatoria sull’avversario, sottrarsi al fastidio di replicare in modo sensato all’oppositore e liquidarlo con un «ad uno così non vale chiaramente la pena di ribattere», schernirlo, usare a piacimento lo humor e il ridicolo — che funzionano solo di fronte ad una platea consenziente, mentre, se è ostile, ai suoi occhi una battuta rischia di diventare un’offesa. Uno è sempre ben disposto nei confronti di chi porta acqua al mulino delle idee a cui è affezionato; tende invece ad spazientirsi se qualcuno pretende di scaraventare sulla ruota, il perfetto e oliato meccanismo che si è costruito nella propria testa, fastidiosi intoppi, peggio se fattuali, che rischiano di farla inceppare. Le motivazioni di chi si fa coinvolgere in un dibattito sono almeno di triplice natura. La presenza, che può diventare anche partecipazione, ad un dibattito può infatti essere caratterizzata da – uno scopo informativo; si tratterà di una partecipazione neutra indotta dal desiderio di avere qualche chiarificazione per poi decidere in maniera meditata e consapevole; – uno spirito ludico-sportivo, tipico d’uno spettatore voyeur, non interventista, che vuole godersi lo spettacolo d’una gara dialettica, intesa più come scontro di contendenti che scontro di idee; – una volontà di conferma d’una convinzione già maturata; l’atteggiamento sarà quello di chi ha previamente fatto la sua scelta di campo, anche in maniera irriducibilmente faziosa. Lo spettatore-giudice che assiste motivato dalla semplice e imparziale voglia di sapere privilegerà il primo criterio di valutazione indicato, quello centrato sulla forza della tesi; chi è animato dalla curiosità per uno scontro che si preannuncia acceso opterà per il secondo criterio, quello della forza combattiva; infine la volontà partigiana di chi cerca conferma di idee già elaborate sarà naturalmente indotto a puntare sulla forza persuasiva. Il progetto si ripropone di definire una tavola di criteri utili per la valutazione dell'esito di una disputa proposta come strumento formativo in ambito scolastico, in riferimento ai seguenti aspetti: 1. Scopo della valutazione 2. Oggetto della valutazione 3. Metodo della valutazione Obiettivo del Programma di Ricerca I valori condivisi che hanno reso il nostro tempo un’arena di aperta, libera, democratica discussione non hanno reso la discussione più proficua. La grande e nobile tradizione del dibattito sembra oggi un po’ svigorita: svigorita in quanto tradizione e allentata nelle sue regole, pur essendo aumentate le occasioni di dispute e di conflitti. L’esito di un dibattito dipende in primo luogo dalle capacità delle parti in causa di portare e di valutare argomenti, capacità che solitamente non sono educate, perché mancano nella nostra tradizione scuole di argomentazione, come ce ne sono di scrittura, e scuole di negoziazione, come ce ne sono in altri paesi. A questo scopo, una didattica ed una pratica internazionale ispirata allo spirito della controversia ed ai metodi della disputa della tradizione scolare antiche e medioevale parrebbe utilmente proponibile in forma "novantiqua". Recuperare lo spirito e la sostanza, il piacere e il dovere, oltre che il diritto, dell’"argumentatio in utramque partem" promuoverebbe una educazione liberale e una forma di logos odierno che inglobi ratio e oratio. Quello che si ripropone sono la disputa e la controversia come pratica didattica, del ragionare, del conversare e del discutere, vuoi in contesti dialogici vuoi in contesti polemici. La controversialità, si ritiene, può affiancare la dialogicità come ideale formativo e sociale, oltre che come pratica didattica, come prospettato dalla sofistica antica, dalla teoria degli status, dalla disputatio scolastica fino alle scuole contemporanee, soprattutto anglosassoni, di pratica del dibattito. Si prevedono le seguenti attività e risultati: 1. Individuazione di una serie di criteri che consentano di giudicare l' esito di un dibattito pubblico e in particolare di una disputa scolastica. 2. Progettazione di un corso di formazione di giudici di dibattito, anche sulla scorta delle esperienza acquisite nella Palestra di botta e risposta, attività di formazione al dibattito rivolta agli studenti delle scuole superiori, La ricerca teorica è finalizzata alla elaborazione di principi guida e di uno schema operativo di gestione del dibattito vuoi di natura dialogica vuoi di natura polemica, nell'intento di individuare le regole del dialogo e le mosse della polemica, con speciale interesse per le più comuni fallacie che solitamente compaiono, intenzionalmente o meno, in uno scambio dibattimentale. In secondo luogo si intendono individuare e rendere applicativi paradigmi di scambi discorsivi utili ad una migliore conduzione e valutazione del dibattito. In un dibattito, che sia cooperativo oppure conflittuale, si possono distinguere diverse dimensioni, segnatamente una dimensione epistemologica, una etica ed una retorica. Un dibattito comporta altresì decisivi fattori di interrelazione personale e, in casi specifici, di istituzionalizzazione. In considerazione di ciò una valutazione del dibattito dovrebbe rispecchiare nei suoi criteri di giudizio questi tre diversi ambiti. E prendere in esame: I. Contenuto: 1. Qualità degli argomenti 2. Quantità dei dati assunti 3. Pertinenza degli interventi II. Controargomentazione: 1. capacità di confutare le tesi avverse 2. capacità di replicare alle obiezioni III. Performance oratoria: 1. lucidità di esposizione 2. proprietà di linguaggio 3. tono di voce e dizione 4. fattori non verbali 5. improvvisazione Valutare questi aspetti è arduo e soprattutto è difficile quantificare il giudizio. Il progetto intende elaborare e stilare una tavola operativa concretamente e agevolmente utilizzabile dai giudici di un dibattito scolastico, per essere un "buon " giudice e al fine di: - individuare la squadra vincente - comunicare adeguatamente e motivatamente la decisione - fornire feedback, positivi e negativi, al fine affinare le capacità logico-argomementative e migliorare le capacità dialettico-oratorie dei partecipanti.