Progetti di ricerca

Contatto intergruppi e umanizzazione dei gruppi estranei

Tipologia finanziamento Istituzionale

Ambito disciplinare Psicologia Applicata

Ente Finanziatore ATENEO - Attività di Ricerca Istituzionali (EX 60%)

Data avvio: 30 September 2013

Data termine: 30 September 2016

Durata:

Abstract:

Una forma di bias intergruppi, recentemente molto analizzata in Psicologia sociale, è l’infraumanizzazione, cioè la tendenza a considerare l’ingroup come più umano dell’outgroup (Leyens, Demoulin, Vaes, Gaunt, & Paladino, 2007). La negazione all’outgroup delle caratteristiche umane può avere notevoli conseguenze negative per le relazioni intergruppi (vedi, ad es., Goff, Eberhardt, Williams, & Jackson, 2008). Risulta cruciale, dunque, identificare soluzioni per limitare tale fenomeno. Leyens et al. (2007) hanno suggerito che il contatto intergruppi possa rappresentare una strategia efficace. La ricerca ha ampiamente dimostrato che il contatto è uno strumento utile per la riduzione del pregiudizio (Pettigrew & Tropp, 2006). Tuttavia, solo recentemente gli studiosi hanno cominciato ad analizzare gli effetti del contatto sulle percezioni di umanità (ad es., Capozza, Trifiletti, Vezzali, & Favara, 2012). Il presente progetto ha l’obiettivo di testare gli effetti di due forme di contatto sull’umanizzazione: a) le amicizie dirette e indirette tra membri di gruppi diversi (Turner, Hewstone, Voci, Paolini, & Christ, 2007) (Studio 1); b) il contatto immaginato (Crisp & Turner, 2012) (Studi 2 e 3). CONTATTO ESTESO Uno degli sviluppi più interessanti nella teoria del contatto è la proposta che una specifica forma di contatto, le amicizie tra membri di gruppi diversi, possa essere vantaggiosa per migliorare gli atteggiamenti. In una rassegna, Turner et al. (2007) hanno considerato due tipi di amicizie intergruppi: diretta ed estesa (la conoscenza che un membro dell’ingroup ha come amico un membro dell’outgroup). Sebbene le amicizie dirette, rispetto a quelle estese, risultino più fortemente associate ad atteggiamenti favorevoli, così come a un più ampio spettro di effetti positivi, si è trovato che le amicizie estese sono una strategia efficace in contesti di segregazione, in cui le occasioni di incontri diretti sono limitate. Nel presente programma, si ipotizza che sia le amicizie dirette sia quelle indirette tra membri di gruppi diversi possano migliorare le attribuzioni di umanità all’outgroup. Negli studi sulle amicizie dirette ed estese si è trovato che alcune variabili affettive e cognitive mediano la relazione tra contatto e variabili-criterio. I mediatori sono: l’ansia intergruppi (ad es., Gomez, Tropp, & Fernandez, 2011), la fiducia per l’outgroup (ad es., Dhont & Van Hiel, 2011), l’inclusione dell’outgroup nel sé (IOS; Gomez et al., 2011; Turner, Hewstone, Voci, & Vonofakou, 2008), le norme di ingroup e outgroup (ad es., Eller, Abrams, & Zimmermann, 2011; Turner et al., 2008). Nel presente programma, come mediatori di primo livello della relazione tra amicizie (dirette ed estese) e umanizzazione dell’outgroup, si considereranno: l’inclusione dell’outgroup nel sé, le norme di ingroup e outgroup. Come mediatori di secondo livello si considereranno fattori emotivi: ansia ridotta, fiducia ed empatia verso l’outgroup. Si esaminerà la relazione tra eterosessuali e omosessuali. I partecipanti saranno eterosessuali (Studio 1). CONATTO IMMAGINATO Il contatto immaginato (Crisp & Turner, 2012) si basa sull’idea che la simulazione mentale di un incontro positivo con un membro dell’outgroup possa migliorare gli atteggiamenti intergruppi. Diversi studi hanno confermato questa ipotesi. In tali studi, si sono considerate le seguenti variabili-criterio: la preferenza per l’ingroup (Turner, Crisp, & Lambert 2007), la self-projection (Stathi & Crisp, 2008), il pregiudizio implicito (Turner & Crisp, 2009), le intenzioni di contatto futuro (Husnu & Crisp, 2010a, 2010b) e l’umanizzazione dell’outgroup (Vezzali, Capozza, Stathi, & Giovannini, 2012). Si è, inoltre, ipotizzato, che gli effetti del contatto immaginano siano moderati da fattori quali: lo status di maggioranza/minoranza dell’ingroup (Stathi & Crisp, 2008), l’identificazione con l’ingroup (Stathi & Crisp, 2008). L’effetto moderatore della capacità di immaginazione, tuttavia, non è mai stato testato. Secondo la teoria di Paivio (1971), l’elaborazione cognitiva implica l’attività di due codici mentali qualitativamente diversi: un codice verbale, specializzato nelle operazioni linguistiche e un codice non verbale (immaginazione) specializzato nelle operazioni con oggetti ed eventi nella forma di immagini mentali. Ci si aspetta che la capacità di immaginazione moderi la relazione tra contatto immaginato e umanità percepita dell’outgroup: la simulazione mentale di un’interazione positiva dovrebbe portare a una maggior attribuzione di umanità per gli individui con elevata capacità di immaginazione, rispetto agli individui con ridotte capacità. Inoltre, il contatto immaginato dovrebbe ridurre l’ansia e aumentare l’empatia verso l’outgroup in misura maggiore quando la capacità di immaginazione è alta rispetto a quando è bassa; ansia e empatia, infine, dovrebbero mediare l’effetto moderato del contatto immaginato sull’umanizzazione. Le due ipotesi verranno testate nello Studio 2, che riguarderà la relazione tra normodotati e persone con disabilità intellettuale. Nello Studio 3, le stesse ipotesi saranno verificate considerando come target gli Immigrati (rapporto intergruppi Italiani/Immigrati). STUDIO 1 In questo studio si analizzerà la relazione tra eterosessuali e omosessuali. I partecipanti saranno 200 studenti universitari (eterosessuali). Si userà un questionario che include misure delle seguenti variabili: amicizie dirette ed estese (Turner et al., 2008); l’inclusione dell’outgroup nel sé (Aron, Aron, & Smollan, 1992); le norme di ingroup e outgroup (Turner et al., 2008); ansia ed empatia verso l’outgroup (Capozza et al., 2012; Capozza, Vezzali, Trifiletti, Falvo, & Favara, 2010); fiducia verso l’outgroup; attribuzione di tratti unicamente umani e non unicamente umani all’ingroup e all’outgroup (Capozza et al., 2012). Per valutare il modello di mediazione duplice, si applicherà la regressione con variabili latenti (LISREL 8; Jöreskog & Sörbom, 2004). L’affidabilità degli effetti di mediazione saranno analizzati con diversi metodi. Ci aspettiamo che le amicizie dirette ed estese migliorino l’umanizzazione dell’outgroup omosessuale e favoriscano, dunque, una maggiore accettazione di questa minoranza sociale. STUDIO 2 In questo studio, si esaminerà la relazione tra normodotati e disabili intellettivi. I partecipanti saranno 160 (studenti universitari e adulti lavoratori). Nella condizione di contatto immaginato, i partecipanti saranno istruiti a immaginare un’interazione positiva con una persona con disabilità intellettiva; nella condizione di controllo, si chiederà di immaginare uno scenario all’aperto. I partecipanti saranno assegnati casualmente a una delle due condizioni. Si utilizzerà un questionario contenente le misure di: capacità di immaginazione (Paivio & Harschmann, 1983); ansia ed empatia verso l’outgroup (vedi Studio 1); tratti unicamente umani e non unicamente umani attribuiti a ingroup e outgroup (vedi Studio 1); emozioni primarie e secondarie assegnate all’outgroup. I dati saranno analizzati utilizzando l’ANOVA e modelli di moderazione mediata (Hayes & Preacher, in press). Ci aspettiamo che gli effetti positivi del contatto immaginato sull’umanizzazione dell’outgroup siano moderati dalla capacità di immaginazione. Tale effetto di moderazione dovrebbe essere mediato dalla ridotta ansietà e dall’aumentata empatia. STUDIO 3 In questo studio verrà utilizzato lo stesso paradigma dello Studio 2. Si analizzerà un diverso rapporto intergruppi; i partecipanti saranno Italiani (outgroup: Immigrati).